Divorzio alla Vulvana - Episodio 1

Continuano le vicende matrimoniali di Gelso e Vassylana. Per chi si fosse perso le puntate precedenti nella nota a piè1 di pagina c’è il collegamento all’ultimo capitolo.

Nota al lettore: le Cronache Vulvane sono state raccontate in prima persona dalla voce di Sandro, proprietario del pub letterario. Questa nuova trilogia è invece scritta in terza persona, perché abbiamo scoperto che i più grandi capolavori della letteratura mondiale sono scritti così. Noi tre, saremo ben peggio di Tolstoj, no?!

Il martedì sera umido e piovigginoso non invogliava certo a uscire di casa. Questo però non valeva per Gelso che come sempre, alle 20:40 apriva la porta della vecchia birreria, scendeva i gradini scivolosi, saliva sullo sgabello traballante e appoggiava i gomiti sul bancone colloso.

Alle 20:39 la preveggenza di Sandro attivava un meccanismo di difesa inconscio, spingendolo a scrivere un cartello “Chiuso per Inventario”. Dopo aver strappato la copertina della Settimana Enigmistica continuava nervosamente a guardarsi in giro.

“Ma porca miseria. Era qui un momento fa. Dove ho messo quel maledetto pennarello?” L’occhio gli cadeva sul tritarifiuti appena spento, indugiando sui resti maciullati del Tratto MARKER nero con doppia punta a feltro. “Oh figa!” Alzando lo sguardo si accorgeva che il meccanismo di difesa inconscio era andato a farsi benedire.

“Mandi Sandro. Hai un pennarello da prestarmi?”, diceva Gelso con un ghigno.

In rapida sequenza, il volto del gestore passava da un’espressione di odio animalesco a una di mesta rassegnazione, per sfociare in un sorriso di convenienza.

“Ah, che sorpresa… ehm… non ti aspettavo stasera!”

“Sandro, è martedì…”

“Ma dai! Il solito?”

“Una prugna, e chei altris che si inculin! Ise vere?”

Dopo aver trangugiato il liquore in un sol sorso e smorzato malamente un rutto Gelso appoggiava il bicchiere vuoto sul banco. Un silenzio imbarazzante calava fra i due. Sandro sperava, ma non troppo, che la conversazione fosse finita, o almeno che non facesse rotta sulla moglie. Ma l’illusione durò una manciata di secondi.

Oh, Vassylana me ne ha combinata un’altra. Vuoi sapere cosa mi ha fatto?”

“A dire la verità no, Gelso.”

Alore… per il ponte di Sanguarzo, visto che era diventata zia da poco, aveva deciso di andare tre giorni a Firenze. Ise vere? Niente. Deve guidare lei parcè che jò no sòi bon di fa un casso. Alore… niente navigatori, niente Google Maps e niente autostrada. Ise vere? Sono stato zitto. Tanto non mi ascolta, sa tutto lei. Non volevo rotture di balle. Almeno prenota uno straccio di B&B! Ise vere?”

“Boh, Gelso, se non lo sai tu…”

Divorzio alla Vulvana - tragitto

“Alore… partenza alle tre del mattino. Prendi la Napoleonica. Giù per Morsano. Pit Stop a Ca’ Gaiotto. Neanche un caffè che al coste masse! Passiamo per Chioggia, a Brondolo e giù dritti come sivilotti fino a Ravenna.”

“Ah, avete visitato la tomba di Dante Alighieri?”

“Dante cui?… Alore… c’era un cartello grande come un Scania: Firenze A DESTRA! Lei: DRITTO! Provo a dire che forse abbiamo sbagliato strada e lei: “Ty zamaŭčy. Ci pamyliaŭsia ja kali-niebudź?” Capito Sandro?”

“Capito cosa? Traduci!”

“Devo stare zitto che lei non sbaglia mai. Dopo trecento chilometri, quando vede il cartello ROMA 90 KM, sai cos’ha il coraggio di dirmi? “Io cambiato idea. Andiamo Roma!””

“E tu?”

“Ce vevio di disi? Andiamo a Roma vè!

Troviamo una stanza vicino al vecchio manicomio criminale e dopo una notte dove ne ho sentite da lei quante ne volevo, ha deciso di tornare a casa. Tutta autostrada.”

“Quindi, tutto bene.”

“Meglio di così! Abbiamo litigato per tre giorni. Io ho dormito nella camera di Fabièn perché, dopo che mi è costata 120000 euro, il cane dorme nel letto con lei e io nella cuccia di lui. Per fare pace decide di andare a fare colazione alle sei di sera. Diluvia che Dio la manda. Prende la macchina e andiamo in pasticceria. Mi suona il telefono. E’ Grigoriy che chiama sul mio perché sul suo lei non risponde mai. Glielo passo. Siccome non vuol parlare neanche col fratello inzuppa il mio nuovo smartphone nel capuccino. Siccome mi è costato 782 euro… Ise vere? Mi permetto di dire: “ma cazzo!” Lei non mi guarda nemmeno. Prende su Fabièn in braccio e esce dal locale con quella di tornare a casa a piedi. Siccome veniva giù che era un piacere, e a me mi dispiaceva per il cane, la seguo in macchina, perché aveva lasciato le chiavi sul tavolino, e le chiedo di salire. Mi dice: “Okkey, ma suolo se io guidare.” Le passo le chiavi. Lei le prende e le lancia in un campo coltivato a cardi.”

“Figa Gelso, che storia!”

“Ise vere?… E sai cosa mi ha detto dopo? “Adesso tu vai prendere chiavi, niaŭdačnik!”

“E tu?”

“Io cosa, Sandro? Cumò vonde! Conosci un avvocato? Chiedo il divorzio!

Continua…

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